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LE RADICI STORICHE DELLA DIETA MEDITERRANEA

Le colonie Greche del sud Italia. Il ruolo storico

La tomba dell’atleta

Il 9 dicembre del 1959 era una giornata limpida, non particolarmente fredda, a Taranto. In via Genova, al n. 9, gli operai avevano appena finito di demolire una casa vetusta per iniziare la costruzione di un moderno palazzo di 5 piani e si accingevano a scavarne le fondazioni quando qualcosa cedette sotto i piedi e si aprì una voragine nel sottosuolo. Pensando di essere finiti in una caverna naturale, come ce n’è tante nel territorio carsico Pugliese, cercarono di fare un po’ di luce per vedere dove erano finiti e, con grande sorpresa, si accorsero che erano finiti non in una caverna bensì in un ambiente quadrangolare con al centro un grande sarcofago in pietra; ai quattro angoli del sarcofago vi erano quattro anfore (una però era rotta). Fatto scorrere il pesante coperchio si scoprì che in quel sarcofago c’era lo scheletro ben conservato di un uomo alto circa m.1.70. Gli studi successivi hanno poi rivelato la storia di quello scheletro. Apparteneva ad un atleta vissuto fra il 400 e il 450 a.C. (altre fonti invece lo farebbero risalire al 250 a.C. e si tratterebbe dell’atleta Nicocle di Taranto) che aveva vinto ben 4 gare nei giochi Panatenaici, inclusa la gara delle quadrighe, come testimoniavano le immagini sulle quattro anfore.
Questo ritrovamento consentì di conoscere molti aspetti della storia della antica Magna Grecia e del ruolo dell’olio di oliva in quell’epoca.

La colonizzazione greca del sud-Italia. La Magna Grecia.

I Greci, come è noto, approdarono sulle coste ioniche della Puglia (ma anche lungo la costa adriatica sin oltre il Gargano, e sulla costa campana a sud della odierna Salerno) a partire dall’800 a.C. per fondare nuove colonie, che poi saranno la “Magna Grecia”. I primi coloni furono gli Achei di Micene, che verso l’800 a.C. fondarono Metaponto e colonizzarono la fascia ionica della Calabria; gli ultimi furono i Dorici (gli Spartani), intorno al 400 a.C., che fondarono le città di Taranto e Gallipoli, e poi colonizzarono tutta la fascia sud della Sicilia (Fig. 2).

I coloni mantennero sempre stretti rapporti con la madre patria, partecipando agli eventi sociali, inclusi i grandi giochi, quali le Panatenee, ai quali prendevano parte atleti provenienti dalla Magna Grecia. L’atleta di Taranto fu uno di questi, che ritornò in patria colmo di onori e di premi. Il premio principale per le gare vinte ad Atene era costituito da un grande quantitativo di olio di oliva, all’epoca molto prezioso e costoso. L’olio quindi era certo un alimento, ma soprattutto rappresentava ricchezza, oltre che un premio profondamente permeato di significati religiosi e di gloria.

I giochi Panatenaici

I giochi panatenaici, o Panatenee, (in greco antico Παναθήναια, Panathénaia) erano le feste religiose più importanti dell’antica Atene, in onore di Athena, protettrice della città,. Si tenevano il giorno della nascita della dea (il 28 del mese di Ecatombone corrispondente alla fine di luglio) e vi partecipavano tutti i cittadini liberi, comprese le donne Nel 566 Pisistrato riorganizzò la festa e istituì ogni 4 anni, nel terzo anno dell’olimpiade, le Grandi Panatenee, giochi che duravano nove giorni con agoni musicali e letterari seguiti da gare ginniche e corse di quadrighe. Il premio per i vincitori delle gare era rappresentato da un certo numero di anfore colme di olio proveniente dagli uliveti sacri. Al vincitore della gara delle quadrighe però, la gara più attesa ed importante, andavano ben 140 anfore, per un totale di oltre 2000 litri di olio. La prima anfora di ogni premio era finemente istoriata e recava da un lato l’immagine della dea Athena Promachos, protettrice degli atleti, con l’iscrizione “ton Athenethen athlon (un premio da Atene) e dall’altro l’immagine della gara vinta. Ogni anfora aveva una capienza da 22 a 35 litri.

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