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LE RADICI STORICHE DELLA DIETA MEDITERRANEA

L’integrazione delle diete

Tuttavia, con il passaggio dall’Epoca Antica al Medio Evo i due modelli di civiltà, quello “classico” Greco-Romano e quello “barbarico”, che si erano a lungo contrapposti, finirono con l’incontrarsi e col fondersi, arricchendosi entrambi con i migliori elementi dell’altra. In tale contesto, anche i modelli alimentari finirono col fondersi. Così il pane, l’olio e il vino, elementi basici della dieta Mediterranea, si diffusero progressivamente nei paesi del nord-Europa anche per il ruolo centrale che essi avevano nella ritualità cristiana. Pertanto, chiese e monasteri divennero i principali mezzi di penetrazione del modello alimentare “classico” Greco-Romano nelle popolazioni nordiche, Celtico-barbariche e pagane.

Nello stesso tempo, il modello alimentare “barbarico” si diffuse ampiamente nelle regioni meridionali dell’Europa ed in Italia, per l’ascesa al potere di questi “barbari”, ed in particolare i Longobardi. Questi, che avevano conquistato dapprima il nord-Italia (La Longobardia Maior) poi anche il resto della penisola sino ai confini della Calabria (La Longobardia Minor) vi regnarono per 200 anni, dal 568 d.C. (Alboino sconfigge Giustiniano e conquista Pavia) al 774 d.C. (i Franchi di Carlo Magno sconfiggono e uccidono Desiderio, ultimo re Longobardo).

In effetti, con la creazione della “Longobardia Minor” e dei suoi Ducati, cominciò a diffondersi nei territori centro-meridionali dell’Italia la cultura “barbarica” longobarda, ivi inclusa la cultura alimentare. Le popolazioni del sud, pur restando testardamente legati alla triade Classica pane-olio-vino, cominciarono ad assorbire lentamente alcuni aspetti dello stile alimentare “barbarico”. Così cominciò a diffondersi una diversa considerazione per gli spazi incolti, boschi, pascoli, paludi, laghi e fiumi, spazi che la cultura Classica considerava negativamente, cioè come aree ostili e piene di rischi e di pericoli, da evitare e lasciare quindi incolte e abbandonate. Con l’avvento della cultura “barbarica” i contadini impararono ad utilizzare questi spazi incolti, che divennero ben presto aree di pastorizia, di caccia, di pesca e di raccolta di frutti selvatici, tutte attività che integrarono ampiamente la molto parca alimentazione del mondo Classico Greco Romano, basato ancora sulla triade pane-olio-vino. Il risultato fu la diffusione di un sistema produttivo agro-silvo-pastorale arricchito nel quale i prodotti di origine animale si integrarono con maggiore dovizia con prodotti di origine vegetale. Una importante integrazione fu quella delle verdure coltivate. Nella tradizione alimentare Classica Greco-Romana le verdure, generalmente selvatiche, avevano un ruolo molto marginale nella quotidianità. Con il diffondersi della cultura “barbarica”, le popolazioni contadine del meridione, ancora legate alla tradizione alimentare Greco-Romana e Bizantina, impararono a sviluppare la orticoltura “familiare”, un nuovo sistema produttivo complementare, basato sulla coltivazione di piccoli orti situati sul retro o nelle vicinanze delle proprie abitazioni, ove venivano coltivavate verdure ed ortaggi per un uso familiare, in analogia col modello “barbarico”. In tal modo questa ed altre innovazioni finirono ben presto con l’arricchire l’assai parco stile alimentare della tradizione Classica, ancora basato sulla triade “pane-olio-vino”.

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