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LE RADICI STORICHE DELLA DIETA MEDITERRANEA

Lo scenario storico

Verso la fine dell’alto Medioevo, intorno all’anno 1000, lo stile alimentare dell’Europa e dell’area Mediterranea era essenzialmente riconducibile a due ben definiti modelli alimentari, derivati fondamentalmente da due modelli di civiltà: la civiltà “Classica” e quella “Barbarica”, due civiltà contrapposte che si erano a lungo combattute.

La civiltà “classica”

Il riconoscimento dell’organizzazione delle Nazioni Unite non è solo prestigioso, ma anche fondamentale per lo sviluppo della Dieta stessa, perché dimostra l’importanza della Dieta nella vita delle popolazioni Mediterranee e il suo potenziale impatto sulla vita e la salute delle popolazioni di tutto il mondo.

La civiltà “barbarica”

La civiltà “barbarica” Celtico-Germanica, originatasi e sviluppata nelle regioni centro orientali dell’Europa, per il suo stile di vita semi-nomadico aveva una economia essenzialmente silvo-pastorale basata fondamentalmente sullo sfruttamento delle aree incolte e delle foreste, da dove traevano sostentamento andando a caccia e pesca, e raccogliendo frutti del bosco, il tutto integrato da limitata pastorizia basata fondamentalmente sull’allevamento del maiale. In questo contesto “barbarico”, la coltivazione dei cereali aveva un ruolo del tutto marginale in quanto più che alla produzione di farina per farne pane, era invece destinato alla produzione di birra, la bevanda che in quelle popolazioni sostituiva il vino.

Lo scontro fra civiltà

In questo contesto storico, quindi, i due modelli di dieta si fronteggiarono opponendosi l’uno all’altro e cercando ciascuno di imporsi sull’altro: il modello “classico” derivato dal mondo Greco-Romano si basava essenzialmente sulla triade pane-olio-vino, quello “barbarico”, invece, sulla triade carne- (essenzialmente maiale e selvaggina)-grassi animali-birra.

Col tempo, il modello alimentare “barbarico” si impose più facilmente nei territori del nord Italia, specie nella pianura padana e nella “longobardizzata” Emilia, ove si diffuse ampiamente la cultura del maiale e dei suoi insaccati. I contadini meridionali, al contrario, fortemente ostili alle innovazioni “barbariche”, restarono testardamente legati alla cultura alimentare Classica Greco-Romana, continuando a coltivare il grano, l’ulivo e la vite. Si deve pertanto alla testardaggine di questi contadini la conservazione di questo stile alimentare, che col tempo sarebbe poi divenuto il nucleo centrale della dieta Mediterranea.

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